Archivio | aprile, 2011

“Gaber con ospiti” di Walter Sabato

26 Apr

In onda Martedì 26 aprile alle ore 20 – e in replica Domenica 1 maggio alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

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Puntata atipica del nostro programma in cui Alvise Favotto intervisterà, in esclusiva, Walter Sabato, curatore della rassegna teatrale “Vertigini 2011” a Noventa di Piave, che sta riscuotendo un grosso successo di pubblico.

Proprio Walter sabato 07 maggio alle 2045, presso il palazzetto dello sport a Noventa, terrò il suo spettacolo dedicato a Gaber. Tutte le informazioni al link http://www.teatrinodellaneve.com/

“Gabriele d’Annunzio inediti 1922-1936. Carteggio con Maria Lombardi e altri scritti”, a cura di Filippo Caburlotto

19 Apr

In onda Martedì 19 aprile alle ore 20 – e in replica Domenica 24 aprile  alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

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In questa puntata ci dedichiamo al Vate per eccellenza della letteratura italiana, Gabriele d’Annunzio, occupandoci della recentissima pubblicazione di alcuni suoi scritti inediti a cura di uno dei più fini conoscitori ed esperti del Poeta e del suo rapporto con Venezia, Filippo Caburlotto.

  • Titolo: Gabriele d’Annunzio inediti 1922-1936. Carteggio con Maria Lombardi e altri scritti
  • Autore:Filippo Caburlotto
  • Editore: Leo S. Olschki editore
  • Anno di Pubblicazione: 2011

Scheda:

Nella ricchissima produzione di d’Annunzio i carteggi hanno sempre avuto un posto di riguardo, sia per la loro natura squisitamente letteraria, sia per la ricchezza di informazioni biografiche, storiche e artistiche racchiuse in essi.
In quest’ottica il rapporto epistolare con Maria Bellini Gritti in Lombardi, fino a oggi sconosciuto, si rivela di  particolare rilievo, oltre che per i contenuti – che spaziano da generici aggiornamenti, a suggestioni esoteriche, a espliciti richiami al Fuoco, a lacerti del Libro segreto – anche per la moltitudine di soggetti coinvolti.
Il ritrovamento di queste carte inedite apre dunque uno spaccato non solo biografico, ma storico e sociale, che tiene conto di avvenimenti, pubblicazioni, incontri, amori e delusioni di personaggi che entrarono per alcuni anni (1922-1936) a far parte della vita del Vittoriale. Completa la pubblicazione il diario di Mariaska, come il poeta amava chiamarla, dal quale emerge un ritratto più intimo di d’Annunzio, o forse la sua agiografia, fra reminiscenze, rivisitazioni e più o meno credibili verità.

L’autore:

Filippo Caburlotto si è laureato in Lingue straniere a indirizzo filologico-letterario e ha ottenuto il Dottorato di Ricerca in «Italianistica e filologia classico medievale» presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Fra i suoi lavori, in preminenza incentrati sul periodo italiano ed europeo fin de siècle e su Gabriele d’Annunzio, si ricordano D’Annunzio e lo specchio del romanzo (Cafoscarina, 2007), Libro segreto: D’Annunzio dall’autobiografia all’agiografia («Studi novecenteschi», 2, 2008), il commento al Fuoco del 2008 (Rizzoli) e Venezia immaginifica, sui passi di d’Annunzio girovagando fra sogno e realtà (Elzeviro, 2009). È ideatore e coordinatore scientifico del Progetto internazionale Archivio d’Annunzio – www.archiviodannunzio.it.

Per saperne di più www.filippocaburlotto.wordpress.com


“Suite francese” di Irène Némirovsky

12 Apr

In onda Martedì 12 aprile alle ore 20 – e in replica Domenica 17 aprile  alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

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La nuova collaboratrice di “Overbooking”, Laura Magagnin, fa il suo esordio nella nostra trasmissione dialogando con Alvise sul libro da lei proposto: “Suite francese” di Irène Némirovsky.

  • Titolo: Suite francese
  • Autore:Irène Némirovsky
  • Editore: Adelphi
  • Anno di Pubblicazione: 2005

Scheda:

Ritenuto dalla critica il capolavoro di Irène Némirovsky, Suite francese è un brulicante affresco del disastro francese all’indomani dell’occupazione tedesca nel giugno del 1940.

Come in una sinfonia si succedono assoli strumentali e momenti corali, anche l’intreccio narrativo di Suite alterna alle piccole miserie individuali grandi sommovimenti collettivi.

Nonostante il progetto originario prevedesse una stesura in cinque parti (movimenti), Irène Némirovsky riuscirà a portarne a termine solo due: Temporale di giugno e Dolce.

Russa di origini ebree, Irène era nata l’ 11 febbraio 1903 a Kiev, in pieno yiddishland.

Aveva trascorso un’infanzia solitaria e infelice: il padre, un ricco banchiere sempre in viaggio per affari, e la madre, una donna avida, terrorizzata dallo spettro della vecchiaia, avrebbero lasciato che a fare le loro veci di genitori fosse un’istitutrice francese. Zezelle, così chiamata affettuosamente da Irène, avrebbe trasmesso alla giovanissima Némirovsky un profondo amore per la lingua e la letteratura del suo paese. “Ho parlato in francese prima ancora di parlare in russo… addirittura penso e sogno in francese”, avrebbe dichiarato la scrittrice in uno slancio affettivo verso la patria adottiva; era stata infatti la Parigi della Belle époque, così effervescente e vitale a dare rifugio ai Némirovsky sfuggiti alla rivoluzione bolscevica.

Tuttavia in Suite francese il modo di Irène di guardare alla Francia e ai suoi abitanti cambia radicalmente: all’affetto sincero e un po’ irridente dei romanzi precedenti si sostituisce un bruciante desiderio di vendetta verso una nazione matrigna che la rinnega in quanto straniera.

Il 13 luglio 1942 infatti la scrittrice veniva arrestata per poi morire, il 17 agosto dello stesso anno, nel campo di concentramento di Auschwitz; al marito –anch’egli successivamente deportato– e alle due figlie, Denise ed Elizabeth, lasciava una valigia contenente fotografie, documenti e il manoscritto incompiuto di Suite francese. Solo nel 2004 Denise, la maggiore, troverà la forza di dare alle stampe quella grande impresa letteraria che aveva trattenuto la madre in Francia impedendole di pensare a un sistema per lasciare il paese.

Se il primo dei due romanzi, Temporale di giugno, è un racconto corale, un bellissimo intrecciarsi di destini in un momento tragico come quello dell’arrivo delle truppe tedesche e della fuga dei parigini verso la provincia, la seconda parte, Dolce, sullo sfondo di una Francia rurale pettegola e meschina, osserva con fredda lucidità la nascita di una, tanto più bruciante quanto più soffocata, passione fra una sposa di guerra e un ufficiale tedesco.

Di Suite francese colpisce la raffinatezza della prosa, il lirismo della frase, la poesia che racchiude ogni singola parola; alle brutture, tutte umane, della guerra si contrappone una natura viva e vitale la cui bellezza appare immune alla tragedia in atto: mai come in questo romanzo la secolare contrapposizione Uomo-Natura aveva toccato vertici più alti.

 

[Laura Magagnin]

 

“Caduta libera” di Nicolai Lilin

5 Apr

In onda Martedì 05 aprile alle ore 20 – e in replica Domenica 10 aprile  alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

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Finita la parentesi nazionale e profitando del ritorno del buon Favotto dalle fredde higlands scozzesi, in questa puntata ci occupiamo di memorie di guerra, con il libro-biografia di Nicolai Lilin “Caduta libera”.

  • Titolo: Caduta libera
  • Autore:Nicolai Lilin
  • Editore: Einaudi
  • Anno di Pubblicazione: 2011

Scheda:


Ci siamo fermati in un cortile, a cento metri dai nostri morti.
Poi insieme a Nosov, Mosca, Scarpa e il resto del gruppo siamo penetrati nella casa. Quando abbiamo smesso di sparare, improvvisamente è caduto il silenzio: li avevamo fatti fuori tutti.
Io mi sentivo male, avevo la testa che stava esplodendo, poi ho capito cosa dovevo fare: liberare il posto destinato al mio riposo. Sono passato fra il tavolo e il divano e ho afferrato per le gambe i due cadaveri seduti. Ho tirato fino a quando non sono precipitati giù, sul pavimento, producendo un suono secco, come di legno contro legno.
Il piacere di sdraiarsi su un divano vero era enorme. Sapevo di non poterci stare a lungo, ma almeno volevo che per qualche minuto il mio corpo ricordasse che sensazione si prova quando ci si distende su un letto comodo e morbido. Sulla punta delle dita ho sentito passare una leggera scossa, che poi si è trasmessa alla colonna vertebrale.
Ero distrutto, e volevo solamente dormire…
Ma mi sono accorto che non riuscivo a tenere gli occhi chiusi: continuavo a guardare i cadaveri che c’erano vicino alla finestra, proprio di fronte a me. Erano due arabi e un ceceno, armati bene, con due Kalashnikov e una mitragliatrice.

Nicolai Lilin, Caduta libera

***

Il suo romanzo d’esordio, scritto direttamente in italiano, è diventato un caso editoriale – il primo a elogiare Educazione siberiana era stato lo scorso aprile Roberto Saviano sulle pagine di Repubblica e da allora del libro si è occupata più volte anche la televisione – e ha conquistato i lettori con più di 50.000 copie vendute finora in Italia e traduzioni in diciassette paesi. Nicolai Lilin firma ora un altro libro unico, Caduta libera, duro e vero come già Educazione siberiana. E lo fa raccontando in prima persona la sua esperienza di diciottenne in Cecenia nelle fila dell’esercito russo.

Costretto a combattere durante il servizio di leva obbligatorio, un destino che ha accomunato molti giovani soldati al tempo della seconda guerra cecena (1999-2006), Lilin viene arruolato in uno dei reparti più pericolosi, quello dei sabotatori, con il compito «di fare il cecchino: dovevo proteggere i miei compagni negli spostamenti, partecipare alle azioni come assaltatore e stanare e uccidere i cecchini nemici collaborando con gli altri reparti». Dal primo contatto con la morte – ai nuovi arrivati viene affidata la «raccolta», il recupero dei cadaveri dei compagni caduti in battaglia, per abituarli subito alla guerra – alle interminabili battaglie contro nemici indistinti chiamati genericamente «gli arabi», Lilin racconta la vita quotidiana di chi, per almeno due anni, è costretto a convivere ogni giorno con l’orrore e la crudeltà e con ordini operativi che intimano di «eliminare le unità umane del nemico». E racconta come gli uomini, guidati unicamente dall’istinto di sopravvivenza e uniti solo da una primitiva lealtà tra commilitoni, perdono la nozione di bene e male, giusto e sbagliato, fino a provare il piacere di uccidere, fino a dimenticare di essere uomini.

«Io voglio raccontare questa guerra in modo diverso, senza dare le colpe, senza dare le ragioni.» – ha dichiarato Lilin – «Racconto come si sente un giovane mentre partecipa alla guerra e si accorge di essere uno strumento stupido e senza nessun valore, un grezzo strumento che fa parte di un grande piano sporco e corrotto di qualcuno che ha un enorme potere e lo sfrutta indegnamente». Senza ideologie né filtri, Lilin scrive della guerra in Cecenia come nessuno aveva ancora fatto, trasformando quel conflitto nello specchio di tutte le guerre contemporanee, ipertecnologiche, disumane.

Sarà il premio Oscar Gabriele Salvatores a dirigere la trasposizone cinematografica di Educazione siberiana: la società di produzione Cattleya, già produttrice di successi come il film di Michele Placido e la serie televisiva tratti da Romanzo criminale, ha infatti acquistato i diritti cinematografici del libro. La sceneggiatura sarà affidata a Stefano Rulli e Sandro Petraglia (Romanzo criminale, La meglio gioventù) e si girerà in lingua inglese in territori limitrofi a quelli descritti nel romanzo.

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