Archivio | maggio, 2011

Presentazione de Monica Zornetta, “La resa. Ascesa, declino e “pentimento” di Felice Maniero”

26 Mag
 

Venerdì 27 maggio, alla Libreria Coop di San Donà

Fremendo nell’attesa di gustare l’interpretazione che il talentuoso Elio Germano darà del re della mala del Brenta nella mini serie “Faccia d’angelo” diretta da Andrea Porporati e liberamente tratta dall’autobiografia del boss, nell’ambito dei venerdì letterari promossi dalla libreria Coop del Centro Commerciale Piave, incontro con Monica Zornetta per la presentazione del suo libro LA RESA: ASCESA, DECLINO E PENTIMENTO DI FELICE MANIERO (Baldini & Castoldi).

Dialogano con l’autrice Lara Boccalon, redattrice del Tg3 Rai regionale del Veneto, e Enrico Cogo, avvocato di uno degli imputati al processo contro la Mala del Brenta. L’attore Stefano Boccuzzi legge brani tratti dal libro, accompagnato dalla chitarra di Francesco Venturin.

Ore 18.30.Ingresso libero.

LIBRERIA COOP
Centro Commerciale Piave san Donà di Piave (Ve)
Info: 0421.222880
mail: libreria.sdona@librerie.coop.it

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“La resa. Ascesa, declino e “pentimento” di Felice Maniero” di Monica Zornetta

24 Mag

In onda Martedì 24 maggio alle ore 20 – e in replica Domenica 29 maggio alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

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In questa puntata Monica Zornetta, giornalista del gazzettino, ci anticipa quanto dirà del suo libro, “La resa”, dedicato a Felice Maniero e che presenterà venerdì 27 maggio alle ore 18.30 presso le Librerie Coop di San Donà di Piave.

  • Titolo: La resa. Ascesa, declino e “pentimento” di Felice Maniero
  • Autore: Monica Zornetta
  • Editore: Dalai Editore
  • Anno di Pubblicazione: 2011

Scheda:

Le ultime immagini di Felice Maniero, l’ex boss della Mala del Brenta, lo ritraevano sorridente e con le manette, circondato da poliziotti e giornalisti, e con il suo inconfondibile caschetto. Da allora sono trascorsi sedici anni, contraddistinti da una fruttuosa collaborazione con Stato che gli ha consentito di tenere fuori dai processi madre e fidanzata, e di mettere al sicuro i tanti miliardi accumulati durante il suo regno criminale. Anni caratterizzati da silenzi profondi, e dalla tragica fine della primogenita Elena. Oggi Felice Maniero è un uomo libero e un indaffarato imprenditore. Ha scontato la sua pena e può girare per l’Europa senza più alcun vincolo, può fare affari dove più gli pare, anche in quella Croazia dove nel periodo d’oro era di casa, vantando un’amicizia particolare con il figlio dell’allora presidente nazionalista Franjo Tudjman. Con un’organizzazione di diverse centinaia di uomini, Felice Maniero ha tenuto in scacco il Nordest per un ventennio con rapine miliardarie, evasioni spettacolari, sequestri di persona, omicidi, traffici di droga e di armi. Tanto controversa è stata la sua carriera criminale quanto chiacchierata la sua scelta di collaborare con lo Stato. Oggi dice di essere tranquillo, di sapere di aver pagato poco per quello che ha fatto ma di non aver paura di morire. Sa che sono in molti a volerlo morto.

(Prefazione di Carlo Lucarelli)

“Le guerre non finiscono mai” a cura di Marco Chiarelli, Tommaso Saggiorato, Eleonora Stabile e Paola Trevisan

17 Mag

In onda Martedì 17 maggio alle ore 20 – e in replica Domenica 22 maggio alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

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In questa puntata abbiamo quattro giovani studenti dell’Università di Venezia Ca’ Foscari che si misurano con la storia orale, guidati dal prof. Alessandro Casellato, e curano insieme un libro di interviste a testimoni di guerra!

  • Titolo: Le guerre non finiscono mai
  • Autore: Marco Chiarelli, Tommaso Saggiorato, Eleonora Stabile e Paola Trevisan
  • Editore: Temporale
  • Anno di Pubblicazione: 2011

Scheda:

La guerra contemporanea è il momento in cui pubblico e privato vivono il loro massimo intreccio. Essa trasforma lo spazio interiore degli individui non meno di quanto travolga il paesaggio che ne sta fuori. Non opera distinzioni nette tra fronte e retrovie, tra militari e civili, tra uomini e donne, tra adulti e bambini. Inoltre comincia di fatto prima  di essere dichiarata, nella propaganda, e si conclude ben dopo che la sua fine è stata firmata, prolungandosi nella memoria di chi vi ha partecipato
o assistito. Anche in questo senso, oltre che per amara constatazione, possiamo dire che «Le guerre non finiscono mai».
Intervistare dei testimoni di guerra – qualunque sia stata la loro collocazione – significa fare i conti con tracce indelebili depositate nella memoria e nel corpo di ciascuno, perché la guerra è come una pietra miliare che segna con un “prima” e un “dopo” le storie di vita di chi l’ha vissuta. Proprio per questo motivo la memoria della guerra è un campo d’indagine tra i più praticati da chi si occupa di storia orale. Se è vero che è la guerra che ha legittimato la storia orale e l’ha fatta
entrare nel campo della storiografia, non è meno vero che la storia orale ha rinnovato la storiografia, cioè ha contribuito in maniera determinante a ridefinire negli ultimi decenni il modo in cui si studiano le guerre.

Sommario

  • Alessandro Casellato Un’esperienza didattica diventata libro
  • Marco Chiarelli, Tommaso Saggiorato, Eleonora Stabile, Paola Trevisan Introduzione

MILITARI, PRIGIONIERI, PARTIGIANI
1. I fronti della Seconda guerra mondiale, 1940-1945

  • Enrico Palù e Paola Trevisan E non si è sentito più niente fino alla mattina quando abbiamo visto tutte quelle navi. Arturo Gallinaro
  • Marco Zamuner I signori non si fanno mai un torto tra di loro. Ultimo Collauto
  • Tommaso Saggiorato Ho scelto di stare col popolo. Zeferino Zabeo
  • Paola Trevisan E allora sempre bisogna esser  furbi. Mario Chiara

2. Italia, 1943-1945

  • Marta Pascolini Abbiamo combattuto per la libertà, per la democrazia. Valter Zorzenone
  • Paola Montesano Come mai tu sei tornato e gli altri no? Ezio Costa

BAMBINI, DONNE, CIVILI
1. Italia, 1940-1945

  • Francesco Fernandes Non prendetele, sono avariate. Clara I.
  • Marco Chiarelli Sai, ho paura sempre, in tutte le cose. Mirella Bombarda
  • Claudio Naccarati Te fumavi perché no te magnavi. Bruno Girardi
  • Roberta Livio E comunque era bello vivere lì, in tempo di guerra. Marisa Pedrocco Dalla Venezia

2. Bosnia-Erzegovina, 1992-1994

  • Giacomo Lanaro Il nazional-popolare ti può salvare la vita. Umberto Pizzolato
  • Eleonora Stabile Non avresti mai detto che ci fosse stata una casa. Predrag Pijunović

APPENDICE

  • Alessandro Casellato Le guerre non finiscono mai. Fonti orali, storiografia, culture di guerra


“Dodese storie in Crose” di Carlo Dariol

11 Mag

In onda Martedì 10 maggio alle ore 20 – e in replica Domenica 15 maggio alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

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In questa puntata interviene Carlo Dariol, autore del libro dedicato al suo paese d’origine “Dodese storie in Crose, per raccontare al nostro Alvise interessantissimi spunti di storia delle nostre zone!

  • Titolo: Dodese storie in Crose
  • Autore: Carlo Dariol
  • Editore: Edizioni del Cubo
  • Anno di Pubblicazione: 2009

Scheda:

1 – L’oste Piero (1350)
2 – Zuane Campagna publico concubino (1579)
3 – Un matrimonio nullo (1670)
4 – La notabile rotta (1724)
5 – Rapporto completo (1778)
6 – Ma chi me l’ha fatto fare (1855)
7 – La canzone di Toti dal Monte (1930)
8 – Nane Moro torna dalla guerra (1943)
9 – Bàciali (1945)
10 – La “Disputa” (1964)
11 – La mia alluvione (1966)
– La notte che arrivarono le camionette (1979)
12 – Tre fratelli (1987)

Dalla postfazione

Questo libro è un debito pagato al pubblico del paese che da tanti anni viene a teatro ad ascoltare le mie storie. Questa volta ho parlato di loro, di tutti. Le dodici (o tredici?) storie qui raccolte sono il tentativo di ricostruire le verità che i documenti non possono trattenere: quelle fornite dalle intenzioni, dalle opinioni, dalle possibilità; le verità dell’anima insomma, che essendo legate alle percezioni individuali, sono di norma tralasciate dalla storia ufficiale.
Si tratta di dodici (o tredici?) storie “in crose”, apparentemente buttate là, e allo stesso tempo “in Crose”, accomunate cioè dall’essere capitate tutte nel paese dell’autore.
La prima impressione dovrebbe subito essere fugata da una data accanto ad ogni titolo, la quale rivela una distribuzione cronologica, dapprima molto larga, più stretta nel Novecento, quasi a voler illustrare il concetto (accademico eppur ovvio) di progressiva “accelerazione della Storia”, mutuato dalla sempre più rapida mutevolezza degli accadimenti; dall’altro si tratta di dodici (o tredici?) storie effettivamente cavate come fotogrammi o piccole sequenze dalla pellicola della storia del paese; o, per usare una metafora meno moderna, di stazioni di posta e di riposo lungo la via francigena laico-religiosa-(e di nuovo laica) che porta alla modernità.
Le prime storie, scandite sulla successione degli antichi parroci, mirano a trasformarne i puri nomi in figure amichevoli, meritevoli di entrar a pieno titolo nella memoria paesana collettiva. Sono storie caratterizzate dal gusto per la citazione e per il rimando implicito, sempre dissimulato; a volte sono pezzi di bravura in quanto costruite su di un semplice accenno (Un matrimonio nullo) o ricostruite su appunti frammentari (Rapporto completo) o sulla interpretazione di oscuri passi in un latino ecclesiastico criptato dalle notazioni brachigrafiche, o su quella d’un volgare semplicemente mal scritto (Zuane Campagna); decifrazione sempre difficile, a volte impossibile (per l’autore, certo) come accade per le ultime righe dei documenti del processo a Zuane, scritte da un segretario quasi deliberatamente cacografico che forse non voleva che si conoscesse il finale della storia e dove l’autore (del libro) è stato tentato più volte di far scendere a Croce un disco volante con gli alieni per rapire Zuane e Filippa e portarli in uno spazio-tempo pre-Concilio di Trento dove e quando i concubini e i poligami erano tanti e nessuno se n’occupava.
Le ultime sono storie costruite sul racconto popolare che si eleva a paradigma e quindi a letteratura. Tutte mostrano che la storia è fatta dai piccoli, da La canzone di Toti Dal Monte, dove le riflessioni della cantante sul matrimonio della popolana gettano nuova luce sulle sue vicende personali, a Il ritorno di Nane Moro dalla guerra, dove l’epopea nazionale dell’8 settembre sembra naturalmente concludersi tra le strade di casa, da Bàciali, in cui si affida non ai Conti Gradenigo ma ad un’altra famiglia di… Conte (e basta) il destino d’una saga familiare, al Luigi che trema al pensiero de La “Disputa” , alla donna, più triste che avida, che reclama una coperta in più per affrontare la disgrazia ne La mia alluvione. A tutti loro è dedicato questo libro.
L’ultimo, Tre fratelli, è un racconto finale e di morte, che sembrerebbe togliere spazio ad ogni ulteriore discorso e speranza, se non fosse primo di tutti il pensiero della morte a conferire dignità alle scelte della vita.
E veniamo al linguaggio. La scelta di un frasario popolare, calcato sul parlato ma raffinato dalla necessità di essere chiaro, è sottolineata e negata al tempo stesso dalle continue sortite nel mondo dell’erudizione e del linguaggio di curia, da cui l’autore, armato di clava iconoclasta contro la versione ufficiale, torna coi fascicoli che il gusto per lo sberleffo gli ha consigliato di trattenere, attitudine che fa di questi racconti un gioco mistificatore e soavemente serio. Se dodici (o tredici?) storie sono state scelte, altre sono state messe da parte: ad esempio quella del gastaldo che all’inizio del ’500 scrive preoccupato a Marco Cornaro per gli effetti dell’alluvione; o quella della vocazione dei fratelli Paludetto senza un soldo per studiar da preti; quella dei quasi verghiani scariolanti delle bonifiche e quella dei “disobbedienti” che “occuparono” le vecchie scuole elementari negli anni Ottanta; e poi, ancora, quella del premio nazionale alla maestra Berton, unica del Veneto, nel 1930, e quella, spassosa, dei SessanT.I.T.tini, rivoluzionari de noantri. Sono tutti racconti che avrebbero meritato ugualmente di essere inseriti in questa raccolta e che finiranno disseminati (vae lectoribus!) nella trilogia della storia del paese o in “Altri racconti dal paese dell’Invenzione”
Un cenno infine va riservato a quello che, non numerato, è invece presente, il racconto che precede il numero 12: al di là delle interpretazioni scaramantiche da consegnare agli amanti della numerologia, si tratta di un metaracconto, ossia della spiegazione per cui il racconto in oggetto non fu scritto, e che divenne racconto per intuizione di ‘Gus’, al cui gusto per il paradosso l’autore è sovente debitore.
Carlo Dariol


“E’ andata così” di Meir Shalev

3 Mag

In onda Martedì 03 maggio alle ore 20 – e in replica Domenica 08 maggio alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

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Laura Magagnin in questa puntata ci parla di una delle voci più interessanti della letteratura ebraica contemporanea, Meir Shalev, e del suo “é andata così”.

  • Titolo: è andata così
  • Autore: Meir Shalev
  • Editore: Feltrinelli
  • Anno di Pubblicazione: 2010

Scheda:

Meir Shalev, una fra le voci  più originali della letteratura israeliana contemporanea, nel suo nuovo romanzo, guarda con affettuosa ironia ai bizzarri personaggi della sua famiglia costruendo una narrazione garbatamente spassosa e divertente.

Protagonista del racconto è la leggendaria nonna Tonia, considerata dai suoi compaesani e dagli stessi familiari un tipo un po’ bislacco per la sua maniacale ossessione per la pulizia. Inizialmente alleato nell’immane lotta di Tonia contro la sporcizia è il suo Sweeper, un potente aspirapolvere di marca General Electric, inviatole dall’America dal cognato Isaia.

Se fra l’efficientissimo Sweeper e la sua esigente padrona sembra amore a prima vista, poco dopo tuttavia l’idillio si rompe; Tonia infatti, scoprendo con sommo disappunto che la sporcizia, una volta aspirata rimane nascosta e ben custodita all’interno dell’elettrodomestico, decide di condannare il suo Sweeper all’inattività, esiliandolo in un’ala della casa a lei sola accessibile. Da allora nessuno più in famiglia ha modo di rivedere il disgraziato aspirapolvere e accertarsi della sua esistenza su cui da anni ormai si favoleggia.

Shalev ci regala alcuni momenti narrativi davvero esilaranti: la solennità con cui nel romanzo si colorano situazioni domestiche e argomenti quotidiani  non può che strappare al lettore un divertito sorriso.

Tuttavia, al di là degli spassosi aneddoti, emerge chiaro, dalle pagine del libro, il tema della memoria e della sua custodia. Per Shalev, È andata così rappresenta un tributo alle donne della sua famiglia, alle storie che queste amavano raccontargli da bambino e che sempre iniziavano con la formula magica: “è andata così”.

MEIR SHALEV

 Meir Shalev nasce il 19 luglio 1948 a Nahalal, uno fra i primi villaggi agricoli cooperativi d’Israele.

Oltre che scrittore di romanzi, saggi e libri per l’infanzia, è stato un conduttore televisivo di successo e un giornalista satirico sempre molto attento alla politica del governo e alla situazione della popolazione israeliana.

A rendere unico il suo stile sono lo humour e l’ironia che da sempre accompagnano le sue narrazioni.

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