Archivio | Intervista telefonica RSS feed for this section

“Tassati e mazziati” di Giuseppe Bortolussi

21 Giu

In onda Martedì 22 giugno alle ore 20 – e in replica Domenica 26 giugno alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

DOWNLOAD HERE (click destro “salva con nome”) or STREAMING HERE

Ci occupiamo sempre di presentazioni librarie che si tengono a San Donà, e questa volta tocca alla libreria Manzoni dove (libreria Moderna, in Via XIII Martiri 7) venerdì 24 giugno 2011 alle ore 21 Giuseppe Bortolussi – segretario della CGIA di Mestre –  presenterà il suo recente libro “Tassati e mazziati”.

Lo stesso autore anticipa, in esclusiva, a Overbooking i contenuti del suo libro e risponde alle domande dello speaker Alvise Favotto.

  • Titolo: Tassati e mazziati
  • Autore: Giuseppe Bortolussi
  • Editore: Sperling & Kupfer
  • Anno di Pubblicazione: 2011

Scheda:

Un libro che fa chiarezza sul sistema fiscale italiano, che abbandona il taglio tecnico, l’impostazione da dottrina commercialistica e affronta il tema partendo da due domande molto semplici: quanti soldi paghiamo, dove vanno a finire i nostri soldi?
Tasse, tasse e ancora tasse. Tutti dicono che sono troppe.
Ma quasi tutti ignorano che, oltre a quelle visibili, si pagano una quantità incredibile di imposte nascoste: dai fondi pensione, al project financing (con cui “finanziamo” due volte le opere pubbliche), dalle “tasse sulle tasse”, come l’Iva sulle accise della benzina, a quelle che cambiano nome (ma non sostanza).
Un libro che intende smontare tutti i falsi miti sulla fiscalità in Italia e spiegare le ricadute concrete sulle «tasche» di cittadini e imprese
.E affronta in questa chiave i temi più caldi: l’evasione, la reale pressione tributaria, il federalismo fiscale.
Ogni mattina il signor Rossi fa colazione guardando le notizie in TV, poi si lava e si rade e, scendendo, butta la spazzatura. Va al lavoro in macchina e, prima di rientrare, passa al supermercato.

Dopo cena, se resta a casa, si beve un amaro. Se si fermasse a contare quante tasse ha pagato nel corso della giornata, probabilmente non riuscirebbe a prendere sonno. Ci sono quelle più note: l’IVA, la tassa rifiuti, le accise sulla benzina e sugli alcolici, il bollo auto, il canone RAI, più le varie addizionali IRPEF comunali e regionali? Tasse, tasse, e ancora tasse.

Odiose, e soprattutto troppe. Quanti soldi transitano dalle nostre tasche verso le casse dello Stato? Dove vanno a finire? Oltre ai balzelli più conosciuti ci sono imposte più o meno nascoste: più di un centinaio, che fanno del nostro sistema fiscale uno dei più complessi, opprimenti e meno trasparenti al mondo.

In questo volume, Giuseppe Bortolussi smonta tutti i falsi miti della spesa pubblica in Italia e spiega le ricadute del nostro sistema tributario su cittadini e imprese; affronta senza mezze misure i temi dell’evasione e della pressione fiscale proponendo la soluzione federalista come uno dei modi in cui sarà più facile svelare i “giochi di prestigio” del mago Stato, l’abile illusionista, che fa sparire ben il 51% dei nostri guadagni, ci impone di pagare due volte gli stessi servizi (è il caso del miracoloso Project Financing?) e nasconde dietro il paravento dell’evasione la grande inefficienza nella gestione della spesa pubblica.

E il rischio è che “Il circuito perverso che si e’ creato tra spesa pubblica inefficiente, evasione fiscale e tassazione occulta rischia di disgregare le basi stesse della nostra democrazia”

“Fiabe e leggende del Piave” di Laura Simeoni

14 Giu

In onda Martedì 14 giugno alle ore 20 – e in replica Domenica 19 giugno alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

DOWNLOAD HERE (click destro “salva con nome”) or STREAMING HERE

Anche in questa puntata ci occupiamo del ciclo di presentazioni organizzato dalle librerie Coop e anticipiamo, intervistando l’autrice, l’incontro fissato per Venerdì 17 giugno alle ore 1830 presso il Centro Commerciale Piave, dove appunto Laura Simeoni presenterà il suo libro dedicato al folklore del “fiume sacro”.

  • Titolo: Fiabe e leggende del Piave
  • Autore: Laura Simeoni
  • Editore: Santi Quaranta
  • Anno di Pubblicazione: 2010

Scheda:

Il Piave è il più grande fiume veneto, nasce sopra Sappada e si butta nel mare Adriatico. La fiumara, magna e tumultuosa, forma nella pianura della Marca Trivigiana il vasto territorio delle Grave, in cui l’acqua s’impasta alla sassaia, ai cespugli, alle macchie minime. Laura Simeoni segue, dalle sorgenti alla foce, il corso d’acqua che spicca come creatura bizzosa e umorale, drammatica ma anche umana, perfino innamorata, e focalizza le terre che il fiume attraversa, gli uomini e gli animali, le colture. La giovane scrittrice trevigiana ha una penna soave e linda come la luce dell’aurora; però non trascura l’alternanza delle atmosfere, delle ombre e dei colori, la tempera dei chiaroscuri, e così non tradisce la verità della vita. Nel libro, la Piave è chiamata al femminile, come l’hanno nominata i “piavòt”, perché il magnifico fiume veneto ha l’immagine e la forza della Gran Madre, resa sacra dall’acqua. Fiabe e leggende del Piave si presenta come una “raccolta”, fluente e delicata, contraddistinta da una forte spontaneità, e la sua “struttura”, che richiama le bianche nuvole in viaggio, cresce più nel segno dell’invenzione che in quello della memoria. In questo modo il libro si fa più autentico e magico; profondo e lieve; rispettando il sentimento vivo della tradizione. l’opera, poi, è resa più bella dalle suggestive illustrazioni di Ivo Feltrin. La leggeranno con piacere i ragazzi e gli adulti. I nonni, con un sorriso antico sul volto, ritroveranno intatto il mondo della favola che assaporarono fanciulli intorno al focolare.

Laura Simeoni:

LAURA SIMEONI è nata a Treviso il ventiquattro agosto 1962. Si è laureata in Letteratura italiana contemporanea, all’Università di Padova, con una tesi su “Mario Pannunzio e “Il Mondo””, relatore Cesare De Michelis. Ha frequentatao l’Istituto Superiore di Scienze Sociali “Nicolò Rezzara” di Vicenza, specializzandosi in Comunicazioni Sociali.

Giornalista dal 1980, ha iniziato la sua carriera professionale collaborando al settimanale “La vita del popolo”. Ha poi lavorato a Roma e a Bologna curando i testi di alcune trasmissioni televisive per ragazzi, tra cui lo “Zecchino d’oro” e “Tandem”. Attualmente scrive come libera professionista aui quotidiani “Il Gazzettino” e “Il Sole 24 Ore”.

“La resa. Ascesa, declino e “pentimento” di Felice Maniero” di Monica Zornetta

24 Mag

In onda Martedì 24 maggio alle ore 20 – e in replica Domenica 29 maggio alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

DOWNLOAD HERE (click destro “salva con nome”) or STREAMING HERE

In questa puntata Monica Zornetta, giornalista del gazzettino, ci anticipa quanto dirà del suo libro, “La resa”, dedicato a Felice Maniero e che presenterà venerdì 27 maggio alle ore 18.30 presso le Librerie Coop di San Donà di Piave.

  • Titolo: La resa. Ascesa, declino e “pentimento” di Felice Maniero
  • Autore: Monica Zornetta
  • Editore: Dalai Editore
  • Anno di Pubblicazione: 2011

Scheda:

Le ultime immagini di Felice Maniero, l’ex boss della Mala del Brenta, lo ritraevano sorridente e con le manette, circondato da poliziotti e giornalisti, e con il suo inconfondibile caschetto. Da allora sono trascorsi sedici anni, contraddistinti da una fruttuosa collaborazione con Stato che gli ha consentito di tenere fuori dai processi madre e fidanzata, e di mettere al sicuro i tanti miliardi accumulati durante il suo regno criminale. Anni caratterizzati da silenzi profondi, e dalla tragica fine della primogenita Elena. Oggi Felice Maniero è un uomo libero e un indaffarato imprenditore. Ha scontato la sua pena e può girare per l’Europa senza più alcun vincolo, può fare affari dove più gli pare, anche in quella Croazia dove nel periodo d’oro era di casa, vantando un’amicizia particolare con il figlio dell’allora presidente nazionalista Franjo Tudjman. Con un’organizzazione di diverse centinaia di uomini, Felice Maniero ha tenuto in scacco il Nordest per un ventennio con rapine miliardarie, evasioni spettacolari, sequestri di persona, omicidi, traffici di droga e di armi. Tanto controversa è stata la sua carriera criminale quanto chiacchierata la sua scelta di collaborare con lo Stato. Oggi dice di essere tranquillo, di sapere di aver pagato poco per quello che ha fatto ma di non aver paura di morire. Sa che sono in molti a volerlo morto.

(Prefazione di Carlo Lucarelli)

“Gabriele d’Annunzio inediti 1922-1936. Carteggio con Maria Lombardi e altri scritti”, a cura di Filippo Caburlotto

19 Apr

In onda Martedì 19 aprile alle ore 20 – e in replica Domenica 24 aprile  alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

DOWNLOAD HERE (click destro “salva con nome”) or STREAMING HERE

In questa puntata ci dedichiamo al Vate per eccellenza della letteratura italiana, Gabriele d’Annunzio, occupandoci della recentissima pubblicazione di alcuni suoi scritti inediti a cura di uno dei più fini conoscitori ed esperti del Poeta e del suo rapporto con Venezia, Filippo Caburlotto.

  • Titolo: Gabriele d’Annunzio inediti 1922-1936. Carteggio con Maria Lombardi e altri scritti
  • Autore:Filippo Caburlotto
  • Editore: Leo S. Olschki editore
  • Anno di Pubblicazione: 2011

Scheda:

Nella ricchissima produzione di d’Annunzio i carteggi hanno sempre avuto un posto di riguardo, sia per la loro natura squisitamente letteraria, sia per la ricchezza di informazioni biografiche, storiche e artistiche racchiuse in essi.
In quest’ottica il rapporto epistolare con Maria Bellini Gritti in Lombardi, fino a oggi sconosciuto, si rivela di  particolare rilievo, oltre che per i contenuti – che spaziano da generici aggiornamenti, a suggestioni esoteriche, a espliciti richiami al Fuoco, a lacerti del Libro segreto – anche per la moltitudine di soggetti coinvolti.
Il ritrovamento di queste carte inedite apre dunque uno spaccato non solo biografico, ma storico e sociale, che tiene conto di avvenimenti, pubblicazioni, incontri, amori e delusioni di personaggi che entrarono per alcuni anni (1922-1936) a far parte della vita del Vittoriale. Completa la pubblicazione il diario di Mariaska, come il poeta amava chiamarla, dal quale emerge un ritratto più intimo di d’Annunzio, o forse la sua agiografia, fra reminiscenze, rivisitazioni e più o meno credibili verità.

L’autore:

Filippo Caburlotto si è laureato in Lingue straniere a indirizzo filologico-letterario e ha ottenuto il Dottorato di Ricerca in «Italianistica e filologia classico medievale» presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Fra i suoi lavori, in preminenza incentrati sul periodo italiano ed europeo fin de siècle e su Gabriele d’Annunzio, si ricordano D’Annunzio e lo specchio del romanzo (Cafoscarina, 2007), Libro segreto: D’Annunzio dall’autobiografia all’agiografia («Studi novecenteschi», 2, 2008), il commento al Fuoco del 2008 (Rizzoli) e Venezia immaginifica, sui passi di d’Annunzio girovagando fra sogno e realtà (Elzeviro, 2009). È ideatore e coordinatore scientifico del Progetto internazionale Archivio d’Annunzio – www.archiviodannunzio.it.

Per saperne di più www.filippocaburlotto.wordpress.com


“I segreti del Canal Grande” di Alberto Toso Fei

15 Feb

In onda Martedì 15 febbraio alle ore 20 – e in replica Domenica 20 febbraio  alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

DOWNLOAD HERE (click destro “salva con nome”) or STREAMING HERE

Oggi Overbooking fa tappa nella nostra amata Venezia e, in compagnia di Alberto Toso Fei, navigheremo lungo il Canal Grande cercando di svelare alcuni dei tanti misteri che nasconde! Sul nostro immaginario vaporetto la suggestione dei luoghi verrà conciliata dalla flautata voce di Elisa Veronese che ci leggerà come sempre alcuni pezzi del libro!

  • Titolo: I segreti del Canal Grande
  • Autore:Alberto Toso Fei
  • Editore: Studio LT2
  • Anno di Pubblicazione: 2010

Scheda:

Oltre le finestre dei palazzi sul Canal Grande, i più prestigiosi e importanti di Venezia, si nascondono le leggende, i misteri, le curiosità, gli intrighi e le passioni della Serenissima. Nelle loro stanze si è snodata, nei secoli, la storia millenaria della Repubblica. Dai loro balconi si sono affacciate le cortigiane più belle, i poeti più acclamati, i governanti più astuti, gli ospiti più prestigiosi, che hanno reso leggendaria la città lagunare.

“I segreti del Canal Grande” – pubblicato da Studio LT2 – racconta tutto questo “navigando” nella storia: è infatti percorrendo le rive della “strada più bella del mondo”, così come la definì l’ambasciatore di Francia Philippe de Commynes oltre cinque secoli fa – in un doppio viaggio De Citra e De Ultra, ovvero su un lato o sull’altro della città – che è possibile rivivere la storia della Serenissima attraverso le sue vicende, i suoi segreti o i semplici aneddoti, lasciandosi incantare dalle voci del passato: un percorso alla scoperta degli aspetti sconosciuti, curiosi e leggendari della Repubblica che, attraverso una lettura coinvolgente, fa conoscere un po’ di più Venezia con la sua storia straordinaria che prese piede tra le isole della laguna.

Centinaia di personaggi che attraverso le storie, palazzo dopo palazzo, finestra dopo finestra, si mettono in mostra per ricordarci quale straordinaria vetrina affacciata sulla Storia sia stata questa via d’acqua senza eguali: Gabriele d’Annunzio che semicieco vi scrisse il “Notturno”, Dante Alighieri che si mise a conversare con un pesce davanti al doge Soranzo, Antonio Canova che vi scolpì le sue prime opere, Lord Byron che vi nuotava abitualmente, Eleonora Duse che solo qua trovava pace, Giacomo Casanova che vi tenne il suo primo sermone da abate prima di dedicarsi ad “altro”, Papa Alessandro III che vi lavorò come sguattero, Francesco Morosini che con le sue conquiste ridonò nuova gloria alla Repubblica, Rodolfo Valentino che vi salvò dalle acque una ereditiera, e poi Napoleone Bonaparte, Pietro Aretino, Peggy Guggenheim, Giordano Bruno, in una incredibile rassegna unita dallo scorrere secolare delle acque della strada maestra di Venezia.
Ma accanto alla Storia non poteva mancare la leggenda, in gran parte legata alla tradizione orale: anche il Canal Grande lungo le sue rive è dunque dimora di fantasmi spaventosi o gentili, di diavoli e streghe, di mostri marini e coccodrilli di pietra…

Infine, il libro non narra solo di personaggi illustri o leggendari, ma anche dei magnifici edifici che sono loro stessi portatori di storie curiose e straordinarie e che, a dispetto del tempo, sono ancora qui a raccontarci le loro vicende: come quella del palazzo tagliato a metà e di quello mai finito di costruire; dell’edificio che con le sue statue scolpite racconta un dramma familiare e dei graffiti che parlano di tempi antichi di peste; della maestosità di Ca’ Balbi, costruita per dispetto e della leziosità della “casa di Desdemona”, del palazzo maledetto e della cupola senza chiesa; del ponte di Rialto e di quello della Costituzione.

Con la sua doppia copertina “I segreti del Canal Grande” è un libro double face, che si può capovolgere da una parte e dall’altra: leggendolo nei due versi si esplorano infatti – in una sorta di “andata e ritorno” – le due rive del canale, rendolo un oggetto unico e divertente. Il volume si correda da una elaborazione grafica di ogni palazzo del Canal Grande, e può dunque essere letto anche come una guida. Infine il libro è arricchito dalle fotografie in bianco e nero scattate dal fotografo Gianni Canton.

Alberto Toso Fei:

Alberto Toso Fei, 43 anni, è discendente di una antica famiglia di vetrai di Murano, ed è un esperto di storia veneziana e di misteri. Giornalista, ha scritto alcuni libri che costituiscono una sorta di antologia del mistero su Venezia e sulla laguna.

L’idea nacque più di vent’anni fa, quando Alberto Toso Fei decise che doveva in qualche modo “registrare” le tante storie dei “vecchi” che rischiavano di andare perdute. Da questo recupero della tradizione orale, con le infinite storie leggendarie, di fantasmi e streghe, che un tempo venivano raccontate davanti al focolare, nasce il suo primo libro, “Leggende veneziane e storie di fantasmi” (Arsenale 2000 – Elzeviro 2002), che registra un successo straordinario. Tradotto in cinque lingue, ispira addirittura la nascita dei “ghost tours”, oggi diffusissimi in città, che si rifanno esplicitamente alle sue storie.

Da allora sono nati altri tre volumi, “Veneziaenigma” (Elzeviro 2004. Il libro ha vinto il Premio letterario Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” e il Premio del Pubblico “Veneto Banca – La Voce dei Lettori”), “Misteri della laguna e racconti di streghe” (Elzeviro 2005, vincitore del Premio Speciale della Giuria per la narrativa veneta del Premio Villa Morosini) e “I segreti del Canal Grande” (Studio LT2 2009), che propongono una Venezia inedita e insolita, tra mito e storia, cronaca e leggenda, alla scoperta degli aspetti più nascosti e segreti di una delle città più affascinanti del mondo.

Oggi i suoi libri campeggiano in tutte le vetrine delle librerie veneziane, e sono tra i più venduti in città, oltre a essere usati come testi di studio in alcune scuole e persino consigliati per l’esame di guida turistica.

Le presentazioni dei suoi libri sono in realtà dei veri e propri recital. Alberto Toso Fei ricrea ogni volta la dimensione del racconto, in cui le storie vengono rievocate come davanti a un focolare, spesso a lume di candela e con accompagnamento musicale.

Fino all’uso delle tecnologie più avanzate: per il suo ultimo libro “I segreti del Canal Grande” è stato usato il sistema “Canalview” (www.canalview.it), viaggio virtuale tridimensionale che permette una navigazione del Canal Grande, mentre Toso Fei racconta le storie e le leggende della “strada più bella del mondo”.

Queste presentazioni multimediali sono state fatte con grande successo a Venezia al Telecom Italia Future Centre, in due serate evento nella splendida cornice del Chiostro di San Salvador; a Pechino, alla ‘Beijing International Studies University’ (nell’ambito del convegno internazionale “Giallo Noir e Mistero” dove è stato invitato con Piero Colaprico, Giancarlo De Cataldo, Giorgio Faletti, Marcello Fois, Carlo Lucarelli e alcuni scrittori cinesi); e a Milano, presso il Mondadori Multicenter di Piazza Duomo, introdotto dal Direttore della Mostra del Cinema di Venezia Marco Müller.

Punto di riferimento per Venezia, ad Alberto Toso Fei viene chiesto di inventare un libro-gioco multimediale che riproponesse le sue storie in modo ludico: nasce così, su sollecitazione e in stretta collaborazione con Log607, “The Ruyi – Venezia” (Log607 2008 – Marsilio 2009). Grazie a un sofisticato sistema tecnologico, è possibile visitare le città riallineando le pagine con l’uso del telefono cellulare. L’iniziativa ha molto successo, e in città si organizzano cacce al tesoro in squadre di centinaia di persone; viene usato anche dal Comune di Venezia per inaugurare la Venezia wireless per tutti.

Sulla scia del successo veneziano, nasce anche “The Ruyi – Roma” (Log607 2008 – Marsilio 2009) e Alberto Toso Fei allarga così i suoi orizzonti di ricerca nel mistero, oltre i confini della Serenissima. Nel giugno 2009 il progetto ha vinto il Premio Nazionale per l’innovazione dei Servizi, per la categoria Turismo, consegnato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Tra gli altri testi realizzati, “Shakespeare in Venice” (Elzeviro 2007), un libro-guida con quaranta luoghi della Serenissima vista con gli occhi di Otello e di Shylock scritto a quattro mani con Shaul Bassi, docente di letteratura Post Coloniale all’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Sempre per Marsilio, l’autore ha realizzato “Carnivalia” (2010), guida-gioco al Carnevale di Venezia in cui a guidare i lettori alla scoperta del vero Spirito del Carnevale è un inedito Casanova che svela un antico segreto rivelatogli da Cagliostro.

Alberto Toso Fei è infine il direttore artistico del neonato Festival del Mistero “Veneto: Spettacoli di Mistero”, manifestazione che ha coinvolto oltre cento località della regione che – sulla base delle ricerche dell’autore, raccolte nel volume “Il Veneto del Mistero” (2009) – hanno recuperato miti, leggende e tradizioni per metterle “in scena”, coinvolgendo decine di migliaia di spettatori (www.spettacolidimistero.it).

“Gli appartati” di Andrea Garbarino

30 Nov

In onda Martedì  30 novembre alle ore 20 – e in replica Domenica 5 dicembre  alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

DOWNLOAD HERE (click destro “salva con nome”) or STREAMING HERE

In questa puntata ci occuperemo di un libro a metà strada tra il noir e il reportage di viaggio, “Gli appartati” di Andrea Garbarino, i cui personaggi fuori dall’ordinario vi cattureranno fin dalle prime battute! Grazie alla gentile collaborazione di Tommaso di Marco Tropea Editore il nostro Al ha potuto, inoltre, intervistare per via telefonica l’autore che ci ha raccontato molti interessanti retroscena!

  • Titolo: Gli appartati
  • Autore: Andrea Garbarino
  • Editore: Marco Tropea Editore
  • Anno di Pubblicazione: 2010

Scheda:

A nord di Buenos Aires, dove il Paranà sfocia nell’Atlantico, s’incrociano le strade di personaggi dai mondi e dai passati in apparenza estranei: Sofìa Gallucci, quarantenne disillusa in fuga dal marito, che si consola bevendo Chablis giorno e notte; la vedova von Benedikt, assillata dai ricordi, che gioca d’anticipo sull’età indossando camicette spente sopra il seno tentatore; il vecchio e sciancato Cesar Pizarro de la Sierra, che legge i soffitti come pellicole su cui è rimasto impresso tutto ciò che è accaduto nelle stanze; e il comandante Kasteli, che ha scelto il delta del Tigre per arenarsi con il suo cargo malandato. Che ci fanno lì? Se la vedono col Titano, un gigante che intona il Nessun dorma ogni qual volta ordina un pestaggio e agisce per conto di un’organizzazione criminale decisa a trasformare il delta in un immenso parco giochi. Un piano delirante che irrompe nelle loro vite fino a stravolgerle: accomunati dalla scelta di “schivare le seccature e rispondere di sé solo a se stessi”, i quattro saranno braccati dai sicari fin sullo stretto di Magellano, in un susseguirsi di tensioni, imboscate, rivalse e tradimenti. Per ciascuno, il finale è un colpo di scena che sa di vendetta per la sfida lanciata al loro comune destino di ‘apartados’.

Andrea Garbarino

Andrea Garbarino, milanese di nascita, dopo un breve periodo in Marina, ha lavorato come giornalista per poi dedicarsi alla narrativa. Ha soggiornato in Sudafrica e America latina. Nel 2006, con Marco Tropea Editore, ha pubblicato Luz, storia del complotto di due balordi per uccidere Fidel Castro. Gli appartati è il suo secondo romanzo.

“Il carezzevole” di Massimo Lugli

23 Nov

In onda Martedì  23 novembre alle ore 20 – e in replica Domenica 28 novembre alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

DOWNLOAD HERE (click destro “salva con nome”) or STREAMING HERE

In occasione del festival del giallo che si è tenuto a Jesolo dal 12 al 14 novembre, abbiamo potuto intervistare Massimo Lugli (finalista nel premio Strega del 2009 con il romanzo “L’istinto del Lupo”) che era nel litorale per presentare la sua ultima fatica, il romanzo “Il carezzevole”. Grazie alla collaborazione dell’amministrazione di Jesolo, il nostro Alvise si è potuto destreggiare in una bella e divertente intervista con il Nostro che vi consigliamo di ascoltare, assieme al resto della puntata ovviamente!

  • Titolo: Il carezzevole
  • Autore: Massimo Lugli
  • Editore: Newton & Compton
  • Anno di Pubblicazione: 2010

Scheda:

Abbandonato il fascinoso, violento e amorale personaggio del Lupo, protagonista di “La legge del Lupo solitario” e “L’istinto del Lupo” (finalista del Premio Strega 2009), Massimo Lugli torna in libreria col suo nuovo romanzo dal titolo “Il carezzevole”.

Per parlare di questo thriller c’è bisogno di dividere le pagine che descrivono e raccontano le azioni del killer, conosciuto come il Carezzevole (da qui il titolo del romanzo), da quelle che invece racchiudono le vicende del reale protagonista, Marco Corvino, un giovane giornalista alle prime armi che si ritrova a dare il via alla sua carriera in un momento estremamente violento della Roma degli anni ’70 e che, suo malgrado, verrà scelto dall’assassino come testimone delle proprie conquiste.

Infatti, se da un lato le parti dedicate allo spietato ma geniale omicida risultano essere crude, come il genere “thriller” comanda, ma poco sorprendenti, specialmente per chi ha avuto già modo di leggere i precedenti romanzi dell’autore, dall’altra il vero stupore narrativo lo si riscontra nel personaggio di Corvino e nelle pagine che ne raccontano le azioni, dove la narrazione diventa più veloce facendo in modo che il lettore cerchi di stare dietro al protagonista con gli occhi, senza mai stancarsi; buoni il cinismo e l’ironia che si riscontrano in quelle righe che assolutamente non fanno rimpiangere il Lupo, come si temeva.

[recensione di Sandra Martone, da http://www.sololibri.net]

“Il cane Piero” di Tito Faraci, con una coda fumettistica.

19 Ott

In onda Martedì  19 ottobre alle ore 20 – e in replica Domenica 24 ottobre alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

DOWNLOAD HERE (click destro “salva con nome”) or STREAMING HERE

Proseguono le interviste esclusive di Overbooking! In questa puntata il nostro Ferdinando Morgana intervista per noi Tito Faraci, autore del libro “Il cane Piero. Avventure di un fantasma”.

  • Titolo: Il cane Piero. Avventure di un fantasma
  • Autore:  Tito Faraci
  • Editore: Edizioni Piemme
  • Anno di Pubblicazione: 2010

Come ogni mattina il Cane Piero attraversa la strada per andare al parco, quando un incontro “ravvicinato” con un camion lo costringe a cambiare programma. All’improvviso è tutto buio, poi si ritrova in uno strano tunnel pieno di luce. Cercando un angolo per un bisognino, però, torna indietro e… perché nessuno sembra più vederlo? Che sia diventato un fantasma? Età di lettura: da 7 anni.

 

 

 

 

Tito Faraci
Emerso nella metà degli anni novanta, è stato autore di varie storie per Topolino, PKNA, Dylan Dog, Martin Mystère, Zagor, Lupo Alberto, Diabolik, Nick Raider e Magico Vento, nonché dell’Uomo Ragno, di Devil e Capitan America (è uno dei pochi scrittori italiani ad essersi confrontato con personaggi dei comic statunitensi, della Marvel Comics nello specifico).Ha vinto numerosi premi, fra cui il Gran Guinigi come migliore sceneggiatore a Lucca Comics nel 2004.

Federico Maggioni
Grafico e illustratore è stato responsabile artistico del Corriere dei Piccoli, del Corriere dei Ragazzi, di Pilot e in seguito consulente grafico per le case editrici Bompiani, Fabbri, Ipsoa. I suoi disegni sono apparsi su numerose riviste, anche su libri e copertine per diverse case editrici. Per il quotidiano Il Giorno ha realizzato l’inserto settimanale per ragazzi. Attualmente è responsabile grafico delle case editrici Pirola, Il Sole 24 Ore, Laserdata & Egarve anche consulente grafico della Mondadori Ragazzi e collabora con l’agenzia di promozioni pubblicitarie Il Nastro di Moebius. Ha vinto, nel 1986, il premio Andersen per l’illustrazione, nel 1991 la Palma d’Argento al Salone Internazionale dell’Umorismo, nel 1993 il premio Plaque BIB alla Biennale d’Illustrazione di Bratislava, nel 1995 il Dattero d’Argento al Salone Internazionale dell’Umorismo.

“Spaesamento” di Giorgio Vasta

27 Lug

In onda Martedì 27 luglio alle ore 20 – e in replica Domenica 1 agosto alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

DOWNLOAD HERE (click destro “salva con nome”) or STREAMING HERE

  • Titolo: Spaesamento
  • Autore: Giorgio Vasta
  • Editore: Laterza
  • Data di Pubblicazione: 2010

In occasione della presentazione della sua ultima fatica a Jesolo lo scorso 16 luglio, nel ciclo di eventi organizzato dal Comitato “Piazza Milano”, Giorgio Vasta ha rilasciato, grazie alla gentile concessione del Comune di Jesolo nella persona dell’Assessore Alberto Carli, una lunga intervista, che poi è stata commentata in studio da Alvise e Ferdinando assieme alla recensione e alle letture tratte da “Spaesamento”.

Recensione:

La seconda fatica di Giorgio Vasta, Spaesamento, edito da Laterza nella collana Contromano, è, come lo era stato Il tempo materiale, suo esordio letterario, un testo anomalo. Se nel primo libro la voce narrante era quella di Nimbo, ragazzino dall’eloquio forbito, ipotattico, “qualcosa” di simile a un nastro di Möbius, un dentro-fuori che introietta linguaggio per ri-configurarlo e rimetterlo in circolo, adesso è l’autore stesso, Vasta, col suo “portato” d’uomo, a farsi narratore e voce. Ed a farlo attraverso una missione da svolgere: un carotaggio. Vale a dire, prelevare un campione d’Italia, un campione di umanità, di esistenza, trascorrendo tre giorni a Palermo. Il capoluogo siciliano, città d’origine di Vasta, come sede dell’esperimento. In tempi di narrazioni forzatamente “impegnate” e personaggi a tutti i costi indimenticabili (quanti strilli usano questi termini?), Giorgio Vasta fa del suo carotaggio, e quindi del romanzo, un attore; la narrazione si fa essa stessa personaggio. In questo contesto, il narratore-scienziato deve provare a non fare nulla, a lasciare che il mondo gli accada intorno. Solo in questo modo, forse, il campione potrà essere utile allo scopo. È così che sulla scena di Spaesamento, una Palermo, calda e sorniona, ma quasi un enorme palcoscenico-Italia in perenne tempesta neurovegetativa, si accalcano vari esponenti di un’umanità che ha eletto l’immagine a sua divinità e forza. Come la “donna cosmetica”, abbronzata, ancora tonica ma già indice vivente del naturale decadimento del corpo, riferimento esperienziale del primo giorno che, nell’antro dei sogni, per il protagonista si trasforma in una iper-reale emulazione di Edwige Fenech, regina indiscussa e incontrastata della commedia pruriginosa all’italiana, interminabile galleria sessuale, fonte munifica di abiezione. O come gli emo, con cui il narratore entra fugacemente in contatto, o gli avventori dei bar, fossilizzati in ruoli che non sanno di avere. È per questa via che si giunge al cuore della narrazione, al supremo spavento provato di fronte alla scritta BERLUSCONI, costruita con la sabbia, in spiaggia. E da quella scritta esplode la riflessione sulla malattia del Paese, sull’agente rivelatore Silvio Berlusconi, il quale si limiterebbe a rimandare agli italiani, alle masse, quel bisogno di torpore, di sicurezza, di struttura. Berlusconi è il grembo materno-catodico in cui si è sostanziata e continua a concretizzarsi la nostra sindrome, il nostro complesso. Riportando testualmente da una delle ultime pagine: «Gli italiani […] vivono immersi nell’incarnazione della loro storia. Vivono nel caos del ventre dove la morte scompare, nei genitali che non generano. Berlusconi serve a questo: a giocare all’idolatria blasfema, o a giocare al nemico. Berlusconi è la sintesi di questo tempo che non trascorre.» Palermo così diventa l’Italia intera, diviene la sede di uno dei tanti spaesamenti sparsi per lo stivale. Giorgio Vasta può facilmente non piacere: è lo scrittore dell’aggettivazione al potere, del periodo lungo e intricato, del ventaglio lessicale amplissimo. La sua scrittura è d’azione e di parola allo stesso tempo, o magari di azione attraverso la parola, e di parola o “linguaggio”, con questo termine più genericamente intendendo non solo gruppi di fonemi, che ripercorre l’azione, dicendola, e la fa vivere, la rende codificabile e decodificabile. Rimane solamente da chiedersi, e sembra quasi un interrogativo avanzabile in una riflessione come quella di Spaesamento, se nel nostro Paese siamo pronti a uno scrittore del genere.

Alessandro Puglisi (Sul Romanzo)

“Acciaio” di Silvia Avallone

20 Lug

In onda Martedì 20 luglio alle ore 20 – e in replica Domenica 25 luglio alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

DOWNLOAD HERE (click destro “salva con nome”) or STREAMING HERE

  • Titolo: Acciaio
  • Autore: Silvia Avallone
  • Editore: Rizzoli
  • Data di Pubblicazione: 2010

Grazie alla collaborazione del comune di Jesolo, che ospiterà Silvia Avallone il 22 luglio alle 21.30 in piazza Drago all’interno della manifestazione Jesolo libri 2010, in questa puntata di “Overbooking” abbiamo avuto la grandissima possibilità di intervistare telefonicamente, IN ESCLUSIVA, Silvia Avallone. Quest’ultima, con il suo primo romanzo “Acciaio”, è arrivata seconda al premio Strega 2010 con uno svantaggio di soli 4 voti rispetto al vincitore Antonio Pennacchi!

In studio Alvise Favotto e Giulia Depentor colloquieranno con Silvia Avallone, cercando di sviscerare i significati più profondi del suo romanzo, oltre a carpirne i segreti da esordiente di successo. Puntata imperdibile!

Recensione

Acciaio è uno di quei romanzi che ti riconciliano con la letteratura italiana contemporanea. Mentre scorri le pagine assorto nella lettura commenti a voce alta: “Non è vero che il romanzo è morto”, “Si scrivono ancora le storie”, “Non è finito il tempo di raccontare i sentimenti”. Era dalla lettura di romanzi come Lo schiaffo e Alla larga dai comunisti, entrambi di Luigi Carletti – editi da Baldini e Castoldi nel 2008 e nel 2009 – che non m’imbattevo in una così evidente capacità di raccontare storie, in questo caso ancor più sorprendente perché l’autrice ha soltanto venticinque anni.
Acciaio di Silvia Avallone è un romanzo di formazione che attualizza la lezione di Salinger e del suo fondamentale Giovane Holden. Racconta la storia della profonda amicizia tra Francesca e Anna, due ragazzine di tredici anni che diventano donne in una provincia depressa popolata da operai siderurgici, adulti disillusi bruciati da troppe sconfitte e ragazzi che sognano la fuga. Piombino è il palcoscenico degradato su cui recitano i personaggi, sempre curati e credibili, mai ridotti a stereotipi e a macchiette fumettistiche. Una via Stalingrado di pura fantasia – localizzabile nel quartiere periferico di mare noto come Salivoli e identificabile nel rione operaio dei Lombriconi – presenta casermoni in stile sovietico dove vivono operai della Lucchini, famiglie marginali, piccoli spacciatori, ladruncoli, perdigiorno, studenti e ragazzi che in estate popolano la piccola spiaggia davanti all’Isola d’Elba. Silvia Avallone sceglie di dare un nome di fantasia al teatro principale delle vicende perché rappresenta in un luogo geografico definito la vita problematica di ogni piccola città bastardo posto di gucciniana memoria. Non é Piombino l’obiettivo, ma la provincia italiana che cambia e la vita che pulsa lontana, distante milioni di anni luce dalle speranze dei giovani.
Ecco via Stalingrado a giugno, bruciata dal sole, descritta dalla penna ispirata di Silvia Avallone: Da una parte c’era il mare, invaso di adolescenti in quell’ora bestiale. Dall’altra il muso dei casermoni popolari. E tutte le serrande abbassate lungo la strada deserta. Il mare e i muri di quei casermoni sotto il sole rovente del mese di giugno, sembravano la vita e la morte che si urlavano contro. Non c’era niente da fare: via Stalingrado, per chi non ci viveva, vista da fuori, era desolante. Di più: era la miseria.
L’autrice riesce a raccontare la disillusione di una generazione che non crede più a niente e non si entusiasma per la politica, soprattutto non trova una via di fuga lottando per un ideale ma soltanto costruendosi un mondo irreale. Silvia Avallone racconta la droga presa nei cortili dei palazzi per noia, abitudine, per trovare il coraggio di affrontare un lavoro che distrugge la vita, per sentirsi uomini e affrontare una serata in discoteca o in un night a caccia di emozioni.
Il tema principale è l’amicizia tra due ragazzine, una bionda e l’altra mora, entrambe di una bellezza solare e sfacciata che vedono crescere i corpi femminili sotto lo sguardo interessato degli uomini. Un’amicizia che sfocia nel rapporto lesbico, appena sfumato dall’autrice che non calca la mano sui momenti morbosi e racconta con grazia i sentimenti, ma subito dopo muore per futili incomprensioni e gelosie, forse perché i loro giochi di ragazzine si sono spinti oltre il consentito. Francesca tenta di sostituire l’amica con Lisa, ma non è la stessa cosa, comincia un percorso di autodistruzione che la porterà a perdere la propria giovinezza sul palcoscenico del Gilda, un night club dove ballerà nuda e si concederà alle voglie represse di un pubblico di operai che sfoga le frustrazioni nel sesso.
Silvia Avallone ha una capacità descrittiva tipica solo dei grandi scrittori, perché riesce a catturare i sentimenti nelle frasi e a comunicare sensazioni descrivendo luoghi con un tono a metà strada tra l’elegiaco e il poetico. Il complesso di quattro casermoni da cui piovono pezzi di balcone e di amianto in un cortile dove i bambini giocano accanto a ragazzi che spacciano e vecchie che puzzano è il luogo dove si dipanano le esistenze dei protagonisti. Uomini e donne che si fanno un’idea del mondo restandone ai margini, credendo normale non andare in vacanza, non andare al cinema, non sfogliare il giornale e non leggere libri. Troviamo persino una citazione de La pioggia nel pineto di dannunziana memoria che costruisce una cadenza di eventi intorno a un tragico incidente avvenuto sotto la pioggia. La descrizione degli operai siderurgici e dei luoghi dove vivono è certosina, paziente, evoca sentimenti e ricordi.
Il Cotone, il quartiere dell’acciaio. Nudo come una tomba. Non una panetteria, un alimentari, un’edicola. Forse la serranda abbassata di un’officina. Lo spolverino prodotto dal carbone te lo sentivi entrare nei polmoni, appiccicarsi addosso, annerire la pelle.
Silvia Avallone racconta l’adolescenza, un’età potenziale dove tutto può ancora accadere e ogni possibile strada da prendere è ancora aperta, ma non scrive un facile romanzo giovanilistico alla Moccia che strizza l’occhio agli adolescenti. Acciaio è un romanzo problematico che parla di padri violenti che picchiano figlie disinibite ma sono loro i primi cattivi esempi, racconta di genitori assenti che fuggono da un destino operaio per trafficare in opere d’arte rubate e denaro falso, descrive il dramma delle morti sul lavoro in un’industria siderurgica, narra la perdita dei valori di una società che non crede più a niente, a parte sesso e denaro. I ragazzini sono la speranza, come diceva Pasolini, ma pure loro si perdono, purtroppo, perché diventano uomini e donne. Un romanzo pervaso da un pessimismo di fondo e da un andamento malinconico, come una poesia di Giovanni Pascoli o una ballata di Fancesco Guccini, ma che si legge con passione dalla prima all’ultima pagina, parteggiando per i protagonisti e fremendo per le loro vicissitudini. Acciaio appassionerà gli adolescenti che ci rivedranno la loro vita e tutte le persone che cercano in una storia la cruda realtà della vita quotidiana. Non piacerà a chi cerca l’elegia provinciale, il mito del cantuccio d’ombra romita, rifugio tranquillo dove stemperare i problemi quotidiani. La provincia toscana non è più così. Una raccomandazione: non fateci un film perché distruggerete l’incanto e la poesia della pagina scritta, non riproducibile dallo scarso mestiere di certi registi italiani contemporanei che seguono le orme di Moccia e Muccino. A meno che non si scoprano nuovi emuli di Pasolini e Germi, capaci di farsi cantori di un’epopea ambientata ai tempi in cui la classe operaia non può andare in Paradiso.
Silvia Avallone ha venticinque anni ed è al suo primo romanzo.
Al contrario dei suoi protagonisti – ha trovato la sua strada.

Gordiano Lupi ( da www.liberolibri.it)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: