“Acrobazie in bicicletta” di Alfred Jarry

28 Mar

In onda Mercoledì 28 marzo alle ore 18 – e in replica Lunedì 2 aprile  alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

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Facciamo un salto indietro fino a fine ‘800 e andiamo in bici insieme ad Alfred Jarry e la sua inseparabile Clément luxe 96!

  • Titolo: Acrobazie in bicicletta
  • Autore: Alfred Jarry
  • Editore: Bollati Boringhieri
  • Anno di Pubblicazione: 2010

Sinossi

Avido di esercizio fisico e di nuove sensazioni, Alfred Jarry . che divideva la stanza con l’adorata, e mai pagata, Clément luxe 96 . ci offre qui un’inedita lettura ispirata a una passione lontana tanto dalla competizione quanto dal cicloturismo, ai quale oppone “l’emozione della velocità nel sole e nella luce”, la possibilità di “catturare nel minor tempo possibile, in un rapido drenaggio, forme e colori lungo strade e sentieri sterrati”. E ci mostra i suoi protagonisti – Gesù in derapata sul Golgota, Issione attaccato alla ruota per l’eternità, l’acrobata dei velodromi – dediti, in sella a una bicicletta appunto, all’unico sforzo che per lui importava veramente: la ricerca d’assoluto.

 

 

L’autore

Alfred Jarry (Laval, 8 settembre 1873 – Parigi, 1º novembre 1907) è stato uno scrittore edrammaturgo francese.

La sua commedia più famosa è l’Ubu Roi (1896), considerata caposaldo e vera e propria pietra miliare del teatro dell’assurdo.

I testi di Jarry sono considerati tra i primi sul tema dell’assurdità dell’esistenza e hanno a che fare con il grottesco e il fraintendimento (si pensi al termine ‘merdre’ da lui coniato per significare qualcosa come ‘merda!’, ma non solo, evidentemente).

[Wikipedia]

“Una pantera in cantina” di Amos Oz

14 Mar

In onda Mercoledì 14 marzo alle ore 18 – e in replica Lunedì 19  alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

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Questa volta Alvise, da solo, si cimenterà con uno dei capolavori di Amos Oz, “La pantera in cantina!”

  • Titolo: La pantera in cantina
  • Autore: Amos Oz
  • Editore: Feltrinelli
  • Anno di Pubblicazione: 2010

Sinossi

Gerusalemme 1947: mentre gli eventi storici incalzano, un ragazzino ebreo di dodici anni vive un momento di grande significato nella sua vita. Ora che è adulto lo racconta. Dopo l’Olocausto, quando si rafforza il movimento clandestino per la nascita dello stato di Israele, anche lui ha fondato con un paio di amici una società segreta con l’obiettivo di combattere gli inglesi, che occupano la Palestina, rivendicando il diritto a una patria dopo tanta sofferenza. Lui è soprannominato Profi, abbreviazione di professore, perché è molto intelligente, ha una cultura enciclopedica, ama studiare le parole e leggere. Di carattere è comunque socievole e vivace, si considera coraggioso come una pantera e gode della simpatia dei compagni di gioco e di cospirazione. Almeno fino al giorno in cui non fa amicizia con il nemico, un sergente inglese che gli insegna la sua lingua in cambio di lezioni di ebraico. Da quel momento agli occhi degli altri diventa un vile traditore, e come tale va punito nonostante la sua pretesa di innocenza. Una pantera in cantina racconta una piccola grande storia di emozioni e sentimenti adolescenti, un’avventura di amicizia e di crescita, che pone domande incalzanti sulla colpa e sulla fiducia, in un contesto storico di epocali stravolgimenti. Profi è infatti testimone di fatti più grandi di lui, ma ci consente di coglierne appieno gli effetti sulle relazioni umane grazie al suo sguardo ancora candido, alla sua sensibilità intatta.

“Città della Pianura” di Cormac McCarthy & “Vertigini 2012”

7 Mar

In onda Mercoledì 7 marzo alle ore 18 – e in replica Lunedì 12  alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

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Ancora loro! Alvise, Ferdinando Morgana e Cormac McCarthy! Questa volta tocca a uno dei romanzi della trilogia della frontiera, e cioè “Città della Pianura”.

Inoltre ci sarà spazio anche per parlarvi delle iniziative del Teatrino della neve e della loro rassegna teatrale “Vertigini 2012”, le cui info potete reperire a questo link: teatrino della neve.

  • Titolo: Città della Pianura
  • Autore: Cormac McCarthy
  • Editore: Einaudi
  • Anno di Pubblicazione: 1999

Recensione

In questo romanzo, che conclude la “trilogia della frontiera”, McCarthy riunisce i protagonisti dei due libri precedenti: così John Grady Cole e Billy Parham, dopo i vagabondaggi e le esperienze iniziatiche di Cavalli selvaggi e Oltre il confine, si trovano a lavorare insieme in un ranch fra il Texas e il Messico. La vita dei due ragazzi si svolge tra l’addestramento dei cavalli, la difesa del bestiame degli animali selvatici, le serate sotto le stelle ad ascoltare i racconti dei vecchi cowboy, le bevute al bar, gli intrattenimenti al bordello cittadino. E proprio al bordello, una sera, John Grady incontra una sedicenne bella e triste che gli cambia la vita e trasforma il romanzo in una potente storia d’amore. Tra lui e il messicano Eduardo, cinico protettore -filosofo, legato alla ragazza da motivi di interesse ma anche da una passione non meno assoluta di quella di John Grady, si instaura un conflitto che prende varie forme e si concluderà in un duello dai toni nello stesso tempo iperrealistici, epici e matafisici.
Città della pianura è un romanzo che parte dove Cavalli selvaggi e Oltre il confine arrivano, e non solo per la trama. Il sogno della frontiera è diventato la realtà della frontiera, il confronto con l’altro, così diverso da noi ma anche così uguale. Stati Uniti e Messico, John Grady ed Eduardo, due culture, due stili di vita e visioni del mondo, ma gli stessi desideri e lo stesso tragico destino. In un West sempre più al crepuscolo (siamo nei primi anni Cinquanta e il ranch dove lavorano John Grady e Billy sta per essere espropiato dallo Stato) la natura splendida dei primi libri di McCarthy sembra essere domata come un cavallo “difficile”, ma esplode fuori e dentro i protagonisti, e ancora una volta si dimostra spietata.

“Sunset limited” di Cormac McCarthy

22 Feb

In onda Mercoledì 22 febbraio alle ore 18 – e in replica Lunedì 27  alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

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Continuamo la nostra rassegna di grandi autori e, dopo Alessandro Baricco con il suo “Mr. Gwyn” della scorsa puntata, questa volta Alvise e Ferdinando Morgana dialogano intorno a uno dei libri – “Sunset limited” – di Cormac McCarthy, balzato agli onori del grande pubblico dopo le trasposizioni filmiche dei suoi romanzi “Non è un paese per vecchi” e “La strada”.

  • Titolo: Sunset Limited
  • Autore: Cormac McCarthy
  • Editore: Einaudi (Collana L’Arcipelago)
  • Anno di Pubblicazione: 2008

Recensione

Si potrebbe cominciare dal dire che Sunset limited è un buon libro. Buono prima che bello.

Un buon libro direi che si distingue se è capace di sedimentare e di far germinare a lungo: un buon libro è più terreno che frutto insomma, e come la buona terra che dà buoni frutti va a fondo e ogni strato, dal più fertile e nero al più profondo e compatto, sono in relazione e sostegno l’uno per l’altro. Una buona lettura di questo libro non può quindi prescindere dalla complessa stratificazione di cui è tessuto e in cui lo scrittore si è, visibilmente, compiaciuto, dando luogo a una creazione che ha vita e spazio propri.

Tanto per riassumere il tema […] : “Nero, un uomo di colore, ex galeotto poi fattosi cristiano, salva Bianco, un intellettuale, dal suicidio: stava per gettarsi sotto il Sunset Limited, il treno passeggeri in servizio tra la California e la Florida fino alla fine del 2005, quando l’uragano Katrina devastò la rete ferroviaria di New Orleans e dintorni. Nero porta Bianco a casa sua, ma Bianco non è contento di essere stato salvato: voleva e vuole morire. La conversazione si svolge intorno a un tavolo, i cui lati sono come i due lati dell’Universo”.

A una prima lettura la situazione è semplice e schematica: il bianco è un triste intellettuale scettico, il nero un toccato dalla grazia. Il nero parla e il bianco ascolta. Il bianco non ha argomenti se non la sconfitta dei suoi stessi ideali e il nero è ricco di una ricchezza, una facondia di parola che non è in fin dei conti sua (“quando vi interrogheranno non abbiate timore di cosa dovrete dire, perché sarà lo Spirito a parlare in voi”). Il nero ha ragione e il bianco scappa. Tutto molto chiaro, dall’inizio alla fine.

O quasi. Perché in definitiva è la fine, la chiusa, che riapre totalmente i giochi e alza un cartello grande così: “NON TUTTO È COSÌ CHIARO E SEMPLICE, PER NESSUNO”, e costringe a chiedersi quale sia il senso vero di quel che ci è avvenuto leggendo. In effetti il Mistero, latente (quasi sornione) in tutto il dialogo, irrompe ed anzi straripa nelle ultime tre, quattro frasi e così mette in luce che, in realtà, è sempre stato lì, ma nessuno (nessuno! dei due nessuno) lo aveva guardato. E con quello strappo costringe il nero ad arrivare al centro di sé e chiedere, per la prima volta, la ragione per sé di quel dialogo, invece di cercare le ragioni per il bianco. È questo rovesciamento, questo dentro-fuori-dentro (ciò che era dentro, al fondo del dialogo, finalmente viene fuori, per poter entrare davvero e definitivamente nel nero) che costituisce non la chiave di lettura (le chiavi aprono e chiudono) ma il movimento, il gesto, la gestualità principale del racconto. Dentro-fuori-dentro e a fondo in un contesto che pare chiuso, definito e definitorio: è un modo per lo scrittore di far vedere (costringere a cercare, in primis) il mistero senza mai indicarlo e parlarne.

Cominciamo dal titolo: è il nome del treno che deve “prendere” il bianco, ma questo non lo sappiamo e il titolo è il primo punto di attacco e quindi non possiamo non guardare al potere evocativo che queste parole hanno. Una traduzione può essere, letteralmente, “tramonto limitato”, ovvero “tramonto, ma con un limite, una limitazione”: “limitato” come in “proprietà limitata” o “responsabilità limitata”, che non va oltre un certo limite, che si ferma su una soglia. Un tramonto ma con dei limiti, non definitivo, come se il sole non tramontasse davvero ma si limitasse ad arrivare basso sull’orizzonte, quasi tutto sotto il limite (appunto) dell’orizzonte ma come una promessa di rialzarsi, ri-sorgere (up-rising). L’inglese ha una espressione per questa zona di chiaro-scuro: “twilight zone”, quasi intraducibile, che indica, diremmo noi “l’ora in cui tutti i gatti sono bigi”. Il bianco e il nero si confondono, fondono, scambiano i ruoli. Perché la posizione interessante dell’autore è che, senza “prendere posizione” tra i due, non per questo li confonde in un indistinto “tutti hanno ragione e tutti hanno torto”: è chiaro che uno solo può aver ragione, ma non si sa chi è, e averli portati al “limite del tramonto” li porta a scambiarsi in definitiva i ruoli. Ancora il movimento di rovesciamento che si esplicita appunto nel nero che si interroga su di sé: il problema è il suo, il dramma è il suo, è lui che deve essere salvato, è lui che ha bisogno di un angelo custode che lo venga a salvare.

E dunque non è fin dall’inizio così: chi è tentato (dalla morte, dal fallimento) non è il bianco ma il nero, chi dubita davvero alla fine è il nero, che deve ritrovare la forza di non “prendere il treno” ma di ributtarsi tutto nel mistero. E allora il nero non è l’angelo salvatore: il bianco è forse invece l’angelo tentatore, non mandato da Dio ma da Dio permesso perché la virtù del nero sia provata (Giobbe). La partita non è fra le ragioni del credente e le ragioni dell’ateo: la partita in definitiva è tra il credente e Dio (Giacobbe al passaggio del fiume) e chi ha perso (il nero) può uscirne vincitore (ma segnato nel corpo). Dentro-fuori-dentro.

Perché di una partita evidentemente si tratta: “il nero muove”, “il bianco abbozza una difesa”, “il nero tenta un attacco”, “il bianco arrocca”. È fin troppo evidente nel succedersi di nero-bianco-nero ma anche nell’ambientazione (due davanti a un tavolino spoglio, un tot di tempo a testa) e nella successione delle aperture e delle strategie. Il nero attacca ingenuamente, il bianco è più tattico, il nero cerca tempo per ulteriori mosse ma il bianco lo logora lentamente mangiandogli i pezzi, fino al contrattacco finale, spietato, “il bianco muove e vince in tre mosse”, fine (no). E non si può non farsi venire in mente un’altra grande partita a scacchi con in palio vita e morte: quella tra il Cavaliere e la Morte ne Il settimo sigillo di Ingmar Bergman. La morte lì è nera, sarcastica, terribilmente razionale e il cavaliere bianco muove per scappare dalla morte ma poi per andarle incontro.

Come d’altronde non si può non tenere presente gli altri spunti letterari collegati al tema dell’angelo custode/protettore e eventualmente salvatore di un tentato suicida: La vita è meravigliosa di Frank Capra e Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders. Del primo rimane l’idea dell’aspirante angelo (il nero qui, lì il buffo Clarence) che deve fare una buona azione per meritarsi le ali, nel secondo (più prossimo) il tema del rovesciamento dei ruoli è esplicito, gli angeli scelgono di diventare uomini e gli uomini (lo stazzonatissimo Peter Falk che interpreta se stesso) ricordano di essere stati angeli. Indirettamente quindi anche le poesie di Rilke che fecero da ispirazione a Wenders.

Ripercorrendo all’indietro sono poi tanti gli indizi che costruiscono i molti strati di lettura del libro. Il salvataggio del bianco non è sostanzialmente fisico: quasi non c’è un gesto ma un prima (il tentato suicidio), e complanare l’abbraccio del nero. La stessa presenza e posizione del nero nella stazione ha del misterioso. La stessa ambientazione un po’ claustrofobia (i chiavistelli alla porta, i drogati che assediano la stanza) contribuisce a un’atmosfera di sospensione.

In definitiva il libro che pare in fin dei conti bloccato (tanto che ci si chiede, avanzando nella lettura: “vediamo ora come ne esce fuori, l’autore, da questo avviluppo”) è poi sfondato e riaperto ad ogni possibilità. Avendo dato per centocinque pagine ragione al nero e silenzio al bianco,  rovesciando poi la vittoria dal campo del nero a quello del bianco e riaprendo tutto con l’urlo finale, non c’è nulla di concluso, ma tutto è (di nuovo) possibile. Il nero può farcela. Il bianco stesso, perché dovremmo essere certi del contrario, può farcela.

[Andrea Bonvicini per Libri Consigliati]


Estratto

NERO Quando hai deciso che oggi era il gran giorno? Cos’è, ha qualcosa di speciale?
BIANCO No. Be’, guardi. Oggi è il mio compleanno. Ma che reputi la cosa speciale, proprio no.
NERO Allora buon compleanno, professore.
BIANCO Grazie.
NERO Insomma, hai visto che stava arrivando il tuo compleanno e hai pensato che era il giorno più adatto.
BIANCO Chi lo sa. Magari i compleanni sono pericolosi. Come il Natale. Decorazioni sugli alberi, ghirlande sulle porte, e cadaveri che penzolano dai soffitti di tutta l’America.
NERO Mm. Il che non depone molto a favore del Natale, giusto?
BIANCO Il Natale non è più quello di una volta.
NERO Su questo ti do senz’altro ragione. Al cento per cento.

L’autore

Cormac McCarthy, nato nel Rhode Island nel 1933, è cresciuto a Knoxville, Tennessee, dove ha frequentato l’università ed è poi tornato a più riprese nel corso della vita. Attualmente vive a El Paso, in Texas. Nel catalogo Einaudi sono disponibili Il guardiano del frutteto, Figlio di Dio, Il buio fuori, Meridiano di sangue, la trilogia della frontiera, costituita da Cavalli selvaggi, Oltre il confine e Città della pianura, Non è un paese per vecchi, portato sugli schermi cinematografici da Joel e Ethan Coen, La strada, vincitore del Premio Pulitzer 2007, Sunset Limited e Suttree, pubblicata nel 1979 dopo una gestazione di oltre vent’anni e tuttora giudicata la sua opera più personale e più ambiziosa.

“Mr. Gwyn” di Alessandro Baricco

15 Feb

Siamo tornati!

In onda Mercoledì 15 febbraio alle ore 20 – e in replica Lunedì 29  alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

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Dopo una lunga e colpevole assenza, rieccoci sull’etere e online per proporvi le letture che ci hanno più colpito e per passare un’ora in nostra compagnia, fra vaneggiamenti e sproloqui vari!

In studio con noi riappare anche l’impavido Ferdinando Morgana, che presenterà – insieme ad Alvise Favotto – l’ultima fatica letteraria di Alessandro Baricco, “Mr. Gwyn”.

  • Titolo: Mr. Gwyn
  • Autore: Alessandro Baricco
  • Editore: Feltrinelli (Collana i Narratori)
  • Anno di Pubblicazione: 2011

Scheda

Jasper Gwyn è uno scrittore, quarantenne, vive a Londra.

A Jasper Gwyn capita, come dicono capiti prima o dopo a tutti gli scrittori di professione, di desiderare di smettere di scrivere. Basta, chiuso. Tutti a casa.

Scrive allora un articolo per il Guardian, un elenco delle 52 cose che non vuole più fare. Al penultimo punto Pubblicare libri. All’ultimo punto: scrivere libri.

Le cose, però, per chi ha fatto delle parole il proprio sostentamento non sono così semplici come ce le si poteva immaginare.

Alessandro Baricco torna con un romanzo sul sogno privato e l’ossessione di molti narratori, smettere e ricominciare a scrivere. Torna con una parabola leggera sull’amicizia, sulla scrittura, e sullo scopo della dedizione quotidiana – ciò che chiamiamo lavoro o passione. Torna a tratteggiare personaggi che difficilmente rimangono confinati sulla pagina, e che abitano con noi mentre li leggiamo

[scheda a cura di Ferdinando Morgana]

“Tassati e mazziati” di Giuseppe Bortolussi

21 Giu

In onda Martedì 22 giugno alle ore 20 – e in replica Domenica 26 giugno alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

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Ci occupiamo sempre di presentazioni librarie che si tengono a San Donà, e questa volta tocca alla libreria Manzoni dove (libreria Moderna, in Via XIII Martiri 7) venerdì 24 giugno 2011 alle ore 21 Giuseppe Bortolussi – segretario della CGIA di Mestre –  presenterà il suo recente libro “Tassati e mazziati”.

Lo stesso autore anticipa, in esclusiva, a Overbooking i contenuti del suo libro e risponde alle domande dello speaker Alvise Favotto.

  • Titolo: Tassati e mazziati
  • Autore: Giuseppe Bortolussi
  • Editore: Sperling & Kupfer
  • Anno di Pubblicazione: 2011

Scheda:

Un libro che fa chiarezza sul sistema fiscale italiano, che abbandona il taglio tecnico, l’impostazione da dottrina commercialistica e affronta il tema partendo da due domande molto semplici: quanti soldi paghiamo, dove vanno a finire i nostri soldi?
Tasse, tasse e ancora tasse. Tutti dicono che sono troppe.
Ma quasi tutti ignorano che, oltre a quelle visibili, si pagano una quantità incredibile di imposte nascoste: dai fondi pensione, al project financing (con cui “finanziamo” due volte le opere pubbliche), dalle “tasse sulle tasse”, come l’Iva sulle accise della benzina, a quelle che cambiano nome (ma non sostanza).
Un libro che intende smontare tutti i falsi miti sulla fiscalità in Italia e spiegare le ricadute concrete sulle «tasche» di cittadini e imprese
.E affronta in questa chiave i temi più caldi: l’evasione, la reale pressione tributaria, il federalismo fiscale.
Ogni mattina il signor Rossi fa colazione guardando le notizie in TV, poi si lava e si rade e, scendendo, butta la spazzatura. Va al lavoro in macchina e, prima di rientrare, passa al supermercato.

Dopo cena, se resta a casa, si beve un amaro. Se si fermasse a contare quante tasse ha pagato nel corso della giornata, probabilmente non riuscirebbe a prendere sonno. Ci sono quelle più note: l’IVA, la tassa rifiuti, le accise sulla benzina e sugli alcolici, il bollo auto, il canone RAI, più le varie addizionali IRPEF comunali e regionali? Tasse, tasse, e ancora tasse.

Odiose, e soprattutto troppe. Quanti soldi transitano dalle nostre tasche verso le casse dello Stato? Dove vanno a finire? Oltre ai balzelli più conosciuti ci sono imposte più o meno nascoste: più di un centinaio, che fanno del nostro sistema fiscale uno dei più complessi, opprimenti e meno trasparenti al mondo.

In questo volume, Giuseppe Bortolussi smonta tutti i falsi miti della spesa pubblica in Italia e spiega le ricadute del nostro sistema tributario su cittadini e imprese; affronta senza mezze misure i temi dell’evasione e della pressione fiscale proponendo la soluzione federalista come uno dei modi in cui sarà più facile svelare i “giochi di prestigio” del mago Stato, l’abile illusionista, che fa sparire ben il 51% dei nostri guadagni, ci impone di pagare due volte gli stessi servizi (è il caso del miracoloso Project Financing?) e nasconde dietro il paravento dell’evasione la grande inefficienza nella gestione della spesa pubblica.

E il rischio è che “Il circuito perverso che si e’ creato tra spesa pubblica inefficiente, evasione fiscale e tassazione occulta rischia di disgregare le basi stesse della nostra democrazia”

“Fiabe e leggende del Piave” di Laura Simeoni

14 Giu

In onda Martedì 14 giugno alle ore 20 – e in replica Domenica 19 giugno alle ore 13 –  su Radio San Donà 102.200, Overbooking!

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Anche in questa puntata ci occupiamo del ciclo di presentazioni organizzato dalle librerie Coop e anticipiamo, intervistando l’autrice, l’incontro fissato per Venerdì 17 giugno alle ore 1830 presso il Centro Commerciale Piave, dove appunto Laura Simeoni presenterà il suo libro dedicato al folklore del “fiume sacro”.

  • Titolo: Fiabe e leggende del Piave
  • Autore: Laura Simeoni
  • Editore: Santi Quaranta
  • Anno di Pubblicazione: 2010

Scheda:

Il Piave è il più grande fiume veneto, nasce sopra Sappada e si butta nel mare Adriatico. La fiumara, magna e tumultuosa, forma nella pianura della Marca Trivigiana il vasto territorio delle Grave, in cui l’acqua s’impasta alla sassaia, ai cespugli, alle macchie minime. Laura Simeoni segue, dalle sorgenti alla foce, il corso d’acqua che spicca come creatura bizzosa e umorale, drammatica ma anche umana, perfino innamorata, e focalizza le terre che il fiume attraversa, gli uomini e gli animali, le colture. La giovane scrittrice trevigiana ha una penna soave e linda come la luce dell’aurora; però non trascura l’alternanza delle atmosfere, delle ombre e dei colori, la tempera dei chiaroscuri, e così non tradisce la verità della vita. Nel libro, la Piave è chiamata al femminile, come l’hanno nominata i “piavòt”, perché il magnifico fiume veneto ha l’immagine e la forza della Gran Madre, resa sacra dall’acqua. Fiabe e leggende del Piave si presenta come una “raccolta”, fluente e delicata, contraddistinta da una forte spontaneità, e la sua “struttura”, che richiama le bianche nuvole in viaggio, cresce più nel segno dell’invenzione che in quello della memoria. In questo modo il libro si fa più autentico e magico; profondo e lieve; rispettando il sentimento vivo della tradizione. l’opera, poi, è resa più bella dalle suggestive illustrazioni di Ivo Feltrin. La leggeranno con piacere i ragazzi e gli adulti. I nonni, con un sorriso antico sul volto, ritroveranno intatto il mondo della favola che assaporarono fanciulli intorno al focolare.

Laura Simeoni:

LAURA SIMEONI è nata a Treviso il ventiquattro agosto 1962. Si è laureata in Letteratura italiana contemporanea, all’Università di Padova, con una tesi su “Mario Pannunzio e “Il Mondo””, relatore Cesare De Michelis. Ha frequentatao l’Istituto Superiore di Scienze Sociali “Nicolò Rezzara” di Vicenza, specializzandosi in Comunicazioni Sociali.

Giornalista dal 1980, ha iniziato la sua carriera professionale collaborando al settimanale “La vita del popolo”. Ha poi lavorato a Roma e a Bologna curando i testi di alcune trasmissioni televisive per ragazzi, tra cui lo “Zecchino d’oro” e “Tandem”. Attualmente scrive come libera professionista aui quotidiani “Il Gazzettino” e “Il Sole 24 Ore”.

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